L’obsolescenza programmata

Che cos’è?

È una politica volta a definire il ciclo vitale o durata di un determinato prodotto elettronico. In tal modo in fase di progettazione viene deliberatamente definita una vita utile limitata di quello stesso prodotto, che quindi diventerà obsoleto o non funzionante dopo un certo periodo.

Ciò si può ottenere costruendo i beni in oggetto usando materiali di qualità inferiore, inserendo meccanismi anche di tipo elettronico o seguendo comunque canoni costruttivi tali da rendere impossibile o troppo costosa la loro riparazione una volta che dovessero guastarsi.

Un modo molto più sottile per rendere prematuramente obsoleto un prodotto che ancora funziona è quello di immetterne sul mercato una nuova versione dopo poco tempo usando anche un’adeguata campagna pubblicitaria che induca nel consumatore finale l’idea che la sua “vecchia versione” del prodotto sia ormai sorpassata ed inadeguata.

Tutto ciò ha dei benefici esclusivamente per il produttore, perché per ottenere un uso continuativo del prodotto il consumatore è obbligato ad acquistarne uno nuovo.

Questa politica è stata ampiamente criticata in quanto:
-incentiva un surplus di rifiuti

-porta un enorme e non sostenibile spreco delle risorse

-crea artificialmente dei bisogni da parte del consumatore

Quali prodotti si consumano di più?

I prodotti che sono maggiormente coinvolti in questa politica sono principalmente prodotti di uso molto comune quali gli elettrodomestici in genere, come frigoriferi, lavastoviglie e lavatrici, e le varie apparecchiature elettroniche, ad esempio cellulari, computer, stampanti, Ipod, Iphone ecc…

Questo accade perché al loro interno vi è un chip programmato per consentire all’apparecchio di funzionare per un certo numero di volte e bloccarsi automaticamente una volta superato quel numero. Secondo le informazioni fornite dal documentario Comprar, tirar, comprar – La historia segreta de la obsolescencia programada, tali prodotti, una volta finito il loro utilizzo, finiscono in Ghana e in tanti altri paesi africani e del Sud del mondo. Un attivista ghanese spiega infatti che, aggirando un accordo internazionale che vieta l’esportazione in quelle aree dei RAEE contrabbandandoli come macchinari usati anziché come scarti – innumerevoli aziende occidentali spediscono i loro rifiuti elettrici ed elettronici in Africa, utilizzando i paesi poveri come discarica in cui l’ottanta per cento di computer, televisori e stampanti viene buttato e smembrato dagli abitanti del posto, alla disperata ricerca di metallo – rame, alluminio, ferro – da cui ricavare qualche dollaro.

Come rimediare a questo spreco?

Per prima cosa è necessario agire sul piano culturale: contrapporre al modello consumista una nuova concezione, che poi tanto nuova non è, basata sulla sobrietà, sul recupero e sul riutilizzo presenti in natura – non esistono scarti, ma solo risorse da rinnovare –, sulla consapevolezza di trovarci su un pianeta finito che non può sostenere un sistema di sviluppo indefinito.

Ma oltre a ciò occorre anche reagire a questa imposizione anche dal punto di vista materiale, tecnico, pratico è possibile. La prima cosa da fare è non dare per scontato quello che ci viene detto: se il rivenditore di turno suggerisce di cambiare la macchina piuttosto che sostituire il pezzo, informiamoci se per caso esistono strade alternative, vediamo se qualcuno ha condiviso lo stesso problema e magari una soluzione a esso. Non buttiamo quello che sembra superato e obsoleto, ci sarà sempre qualcuno a cui potrà essere utile.

Il riutilizzo, lo scambio dell’usato, il riciclo, persino la reinvenzione e lo studio, con un po’ di fantasia, di nuovi utilizzi per gli oggetti. Il tutto senza scartare la possibilità di prendere una posizione politica, persino giuridica, forti del bell’esempio della causa collettiva contro Apple e di molti altri casi simili, dei quali si parla troppo poco.

 

Cosa vuol dire “Il cambiamento siamo noi”?

Vuol dire che, in un mondo dove l’uomo è per la maggior parte un portatore di disastri ambientali e pericoli per la natura, esiste comunque gente che crede fermamente nelle generazioni che verrano, le quali saranno comunque capaci di dare l’esempio giusto da seguire per far sì che il nostro pianeta diventi più pulito e più sicuro per tutti noi. Volendo, però, questo cambiamento può diventare possibile solo nel caso in cui una o più persone riescano a dare al resto della popolazione un messaggio importante da seguire e rispettare, altrimenti non si otterrebbe altro che l’effetto opposto e nulla cambierebbe. In definitiva, se mai ci saranno persone che hanno DAVVERO a cuore le sorti dell’ambiente e che vogliono cambiare le cose in modo incisivo, solo allora il mondo sarebbe sulla buona strada per diventare un mondo migliore.

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